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Usabilità del digitale

Un'interfaccia digitale è tale se si adatta alle esigenze di navigazione e di fruizione del suo target di riferimento e in relazione al proprio obiettivo comunicativo.

app per bambini giapponesi

Usabilità per chi e per cosa

Per quale ragione realizzo un sito Web o un'applicazione digitale? Quale tipo di utenza voglio raggiungere, soddisfare ed intercettare? In che maniera? Porsi queste ed altre domande sugli obiettivi comunicativi di un sito web è un ottimo inizio per impostare correttamente a livello di usabilità un progetto di comunicazione digitale.

Così come i motori di ricerca sono dei formidabili strumenti di indicizzazione e classificazione dei contenuti così i social network profilano l'utenza e le loro caratteristiche: per questa ragione strumenti come Audience Insights di Facebook sono ottimi strumenti per individuare tratti statistici significativi del proprio !target di riferimento.

Al fine di facilitare la navigazione dell'utenza finale ed orientarla verso task specifici risultano utili i classici strumenti di menù di navigazione, motori di ricerca interno e cosiddette !briciole di pane: tutto può concorrere a rendere maggiormente usabile un sito Web a cominciare dai contenuti testuali.

Com'è un sito Web usabile? Sicuramente è un sito Web semplice, dotato di messaggi di help in caso di errori dell'utente finale, supportato da linguaggio semplice e comprensibile dall'utenza di riferimento, con icone rappresentanti metafore comprensibili, dotato di strumenti di navigazione (mappa, briciole di pane, motore di ricerca) e con una interfaccia e struttura coerente. Ovviamente l'usabilità è un principio ed un obiettivo molto legato alle caratteristiche del layout e della interfaccia del sito Web che ambisce ad essere usabile per i dispositivi più diversi il quale dovrà quindi sicuramente adottare tutta una serie di accorgimenti basati sul buon senso ma anche riflettere su esigenze specifiche derivanti dal device utilizzato dal proprio target di riferimento come, ad esempio, individuare quali aree sono maggiormente raggiungibili da dispositivi touch nelle varie modalità portrait o landscape.

Peraltro, il gradimento di una interfaccia web da parte dell'utenza finale e quindi la conseguente percezione del suo grado di usabilità può dipendere da molti fattori: fattore assolutamente determinante è ad esempio la motivazione... pensate alla presunta difficoltà dell'utilizzo della lingua inglese spesso lamentata sulle interfacce digitali e poi osservate l'estrema disinvoltura di persone anziane e presumibilmente poco disinvolte con la lingua inglese alle prese con slot-machine con messaggistica profusa esclusivamente in lingua inglese. L'estrema motivazione dettata dalla compulsione per il gioco d'azzardo annulla letteralmente le difficoltà normalmente lamentate con le lingue straniere.

In altri casi esistono non solo differenti motivazioni fra diverse generazioni ma anche differenti bagagli culturali ma tutto ciò non ha scoraggiato alcuni editori dall'avere realizzato app per quotidiani giapponesi che semplificano i caratteri di stampa Kanji (difficili da leggere) in Hiragana, più facili per i bambini che così si trovano a fruire di grafica e contenuti realizzati ad hoc.

Che sia un'app, un e-commerce o magari un sito Web per adolescenti ogni progetto di comunicazione digitale ha delle specifiche esigenze di usabilità anche se i concetti base per produrre contenuti e parole usabili e interfacce che riescano nei primi due-tre secondi a catturare l'attenzione dell'utenza finale rimangano validi per qualsiasi campo applicativo ed immutati nel tempo: è emblematico come le famose euristiche proposte dal guru dell'usabilità Nielsen possano essere trasposte efficacemente in ambito mobile diventando le basi teoriche di riferimento per sviluppi progettuali peraltro complessi come quelli proposti da Apple per ottimizzare la User Experience sui dispositivi iOS.

A seconda dei dispositivi presi in considerazione cambiano peraltro i paradigmi dell'usabilità per cui gli smartwatch possono avere delle esigenze drasticamente diverse dai grandi schermi touch ma per tutti vale il principio di concentrare analisi ed attenzione sull'!esperienza utente: da questo punto di vista è illuminante il successo di snapchat spiegabile con la necessità e la preferenza di scambiarsi contenuti temporanei (che scompaiaono dopo pochi secondi o al massimo entro la mezzanotte del giorno di condivisione) ma anche e soprattutto ad un'estrema attenzione alla cosiddetta !User Experience per cui i video sono previsti per essere vidualizzati in verticale senza che l'utente debba fare la fatica di girare lo smartphone mentre è semplicemente geniale l'idea di far vedere i video solo se esiste una pressione sullo schermo assicurandosi una riprova di attenzione verso il girato che nessun altro mezzo video-televisivo può vantare.

A complicare lo scenario l'emergente utilizzo cross-mediale dei prodotti e dei servizi della comunicazione digitale per cui è necessario immaginare uno scenario di utilizzo sequenziale o in contemporanea di più dispositivi (il fenomeno definito inizialmente del cosiddetto !secondo schermo al quale e incessantemente se ne sta sommando un terzo e un quarto...).

Per cercare di capire il grado di usabilità di un sito Web (o di una interfaccia digitale) è opportuno - quando vi sono risorse a disposizione - effettuare dei test di usabilità con domande e task (compiti) da proporre agli utenti finali come quelli ipotizzati nel protocollo di verifica realizzato dal GLU - Gruppo di Lavoro per l'Usabilità.

eyetracking heatmap

TRACKING E CONTROLLI POST-PRODUZIONE

Siamo veramente riusciti a realizzare un sito Web usabile? L'unica maniera per rispondere a questa domanda compiutamente è controllare il lavoro svolto a posteriori attraverso appositi !test di usabilità, meccanismi di interazione con l'utenza finale (contatti, helpdesk, forum, eccetera) ed un'attenta lettura ed interpretazione delle statistiche di utilizzo del sito Web.

L'apprezzamento dell'utenza finale è la sola valutazione affidabile della qualità di un servizio su Web! Il rispetto di standard e normative non è infatti sufficiente a soddisfare le mutevoli esigenze di sempre nuovi dispositivi hardware e software: solo un servizio che sia in grado di comunicare con l'utenza finale e di risolvere in tempi rapidi le segnalazioni di problematiche pervenute può garantire i bisogni di accessibilità ed usabilità dell'utenza stessa. In mancanza di un possibile canale diretto comunicativo con l'utenza finale è sempre possibile installare sistemi di statistiche o ancor meglio di web analytics capaci di comprendere con molta precisione il comportamento e il livello di soddisfazione dell'utenza finale che visita un determinato sito Web monitorabile principalmente attraverso dati continuamente scambiati fra client e server come cookies e ip (e relativa geolocalizzazione).

Strumenti ancor più raffinati sono le !mappe di calore: sommatorie dei gaze plot e capaci di determinare i punti di maggiore frequentazione ed attenzione dell'utente finale magari anche attraverso procedure di eyetracking capaci di individuare, grazie all'utilizzo di speciali dispositivi, le aree di maggiore attenzione, la sequenza di attenzione di ogni singolo utente detta anche !Gazeplot così come le !Mappe di Calore ovvero la sommatoria delle aree di maggiore attenzione di tutti gli utenti di un'interfaccia. Esistono poi anche altri sistemi di tracking che riproducono le attività del mouse e la digitazione da tastiera per capire il reale comportamento degli utenti finali su un sito Web attraverso l'inclusione di specifici script di controllo sulle pagine web da monitorare ed avendo la capacità di produrre video di report dei movimenti presunti. Gli strumenti di eyetracking veri e propri sono peraltro in grado di rilevare la prima area di un'immagine in cui casca l'attenzione dell'utente finale (ma anche di una pagina web intesa come comunicazione visuale) cosí come l'esatto ordine di successione delle aree interessate dall'attenzione dell'utente finale e il tempo trascorso sulle medesime aree.

Anche se meno affidabili sotto un profilo quantitativo rispetto alle statistiche lato server, nella pratica comune sono le !analytics ad essere maggiormente utilizzate per la loro capacità di rappresentazioni grafiche-analitiche: dalle Google Analytics (con l'immancabile plug-in per Chrome per capire con quali link l'utente interagisce maggiormente...) ai servizi similari offerti da Yandex.Metrica (con gli immancabili plugi per visione dati ma anche controllo funzionamento) fino all'offerta Open Source Piwik è possibile monitorare l'utilizzo di un sito Web con grande precisione analitica.

Anche per quanto riguarda le !app sono oramai diversi i servizi a disposizione dall'immancabile Google Analytics per app mobili fino alle alternative di Countly oppure FLURRY. Le analytics possono essere utilizzate anche per identificare le !personas nella fase di analisi del proprio sito Web ovvero un ritratto di un gruppo di utenti che hanno caratteristiche in comune e che, una volta individuato e ad esso assegnato una serie di tratti specifici, è possibile studiarne il comportamento e le eventuali conversioni (risultati utili ottenuti rispetto ad un obiettivo prefissato) ad esso riferibile. Ecco che ricorre l'origine etimologica di per-sona ovvero le maschere degli antichi attori greci che dovevano amplificare (per) il suono per farsi sentire dal pubblico: similmente le personas danno voce ad un target specifico di utenza...

Per l'ambito social si può fare riferimento anche alle soluzioni integrate dei principali social network come Facebook insights per monitorare i propri post e conseguenti mi piace oppure Twitter Analytics per valutare e aumentare l'impatto di tweet e studiare le caratteristiche dei propri follower.

Una soluzione interessante è quella di installare un !Tag Manager come quello offerto da Google che consente una gestione centralizzata e ottimizzata dei vari !script di monitoraggio tramite cookies per i quali le regole europee ed italiane cominciano ad essere decisamente esigenti e richiedono analisi accurate anche tramite tool appositi e conseguenti generazioni di privacy policy nonché di una conoscenza approfondita dei meccanismi di tracking e rispetto della privacy da parte dei !tracker più comuni come Google Analytics per i quali merita prendere dimestichezza con i meccanismi di anonimizzazione e inibizione cookie.

non credere ai maghi della privacy

!Zero Privacy

Oramai esistono molti strumenti di tracking online delle attività degli utenti finali ma anche molti altri strumenti che analizzano a loro volta le attività di tracking, una sorta di controspionaggio in grado di rilevarci quanto siamo monitorati nelle nostre navigazioni Web in riferimento alle visite di determinati siti Web o attraverso i nostri account social. Gli utenti finali dovrebbero prendere maggiormente coscienza di queste pratiche di monitoraggio in qualche maniera limitabili attraverso una accorta gestione dei propri meccanismi di identificazione !ip, !geolocalizzazione e conservazione dei !cookies così come approfittare delle caratteristiche Open Source di servizi alternativi. Le major del digitale potrebbero viceversa fare delle scelte meno invasive per proporre le varie forme di !pubblicità contestuale considerato anche che il variegato uso di un dispositivo mobile difficilmente corrisponde con precisione al ritratto di una singola identità di utente finale (ergo consumatore finale).

La problematica della difesa della privacy da attività di spionaggio di privati o agenzie governative magari con l'aiuto di tecniche basate sulla crittografia pesante non è questione banale da affrontare mentre è relativamente semplice prendere una serie di accorgimenti per difendere la propria privacy durante la navigazione Web. Esistono diversi !plugin utili per capire come siamo monitorati sul Web - magari attraverso appositi script come Ghostery che offre addirittura la possibilità di inibire alcune pratiche di tracking mentre altre procedure in stile disconnect puntano proprio a drastiche soluzioni di tipo !AdBLocker. Anche se molto major come Google sono in realtà correttamente trasparenti in materia di policy di privacy e sicurezza può risultare utile avvalersi di servizi di terze parti capaci di offrirci informazioni e configurazioni specifiche in tema di tracciamento dati. App sovrastrutturali (ma c'è da fidarsi? ;) come MyPermissions ci aiutano a monitorare le attività e organizzare le configurazione #privacy di molti servizi online anche da tecnologia mobile. Una VPN come quella di autistici può essere una scelta drastica per cercare di limitare i tracciamenti delle proprie comunicazioni e navigazioni in Rete così come adottare Privacy Badger dell'EFF per inibire qualsiasi attività di tracking invasivo.

Peraltro il problema alla base è l'assenza di una corretta politica di alfabetizzazione digitale e !Media Education che dovrebbe essere materia d'insegnamento per tutta la bit generation con prassi formativa inter-generazionale e sondaggi d'inchiesta. In mancanza di una politica di media make lab sono i !CoderDojo a supplire alla funzione formativa dei nativi digitali anche con un'offerta ampia e gratuita di tutorial in tema di coding e comunicazione digitale.

La migliore risposta ai problemi di sicurezza e privacy è infatti l'acquisizione di conoscenze e consapevolezza del proprio essere digitale fin dalla più tenera età. Gestire e determinare il momento di accesso dei cosiddetti #BimbiMinkia ai dispositivi digitali (più tardi possibile per lo smartphone è sempre la scelta migliore...) deve essere accompagnato da un'educazione al mezzo digitale capace di tutelare i più piccoli con meccanismi di !parental control (alcuni !filtri famiglia come ProCon Latte sono davvero facili da attivare) ma anche di orientare il rapporto con il digitale verso pratiche di sperimentazione e crescita culturale sicuramente agevolate dall'adozione di computer con software libero come è il caso del sistema operativo !Ubuntu Linux. Per tutelare i bimbi in tenera età è opportuno informarsi delle varie possibilità di filtrare i contenuti per adulti consultando le policy di sicurezza online pensate apposta per le famiglie con bimbi piccoli: alcuni portali come Facebook si impegnano a fornire spunti di riflessioni e tutorial sulle generazioni connesse mentre esistono dei veri e propri standard per la guida all'acquisto di videogiochi (PEGI).

Ma la tutela è solo un aspetto della !Media Education che deve essere integrata come attività formativa da una capacità di indirizzare i giovanissimi della cosiddetta bit generation verso pratiche e centri di aggregazione sperimentativi sulle nuove tecnologie come i !Fablab o i !CoderDojo all'insegna di una libera condivisione di conoscenze con i propri simili ma anche dalla capacità di stare insieme non fosse altro che per sentire il punto di vista dei diretti interessati e riuscire magari così a sdrammatizzare veri e finti problemi con l'aiuto dell'arma mediatica più potente del mondo: l'ironia.

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