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  1. Internet e le sue culture.
  2. Come cambia il panorama organizzativo.
  3. Dalla società industriale verso la società in rete.
  4. Non tutte le reti sono uguali.
  5. Modelli di comunicazione.
  6. Processi innovativi orizzontali e reti virtuali.
  7. Il problema della diffusione di Internet.

La rete virtuale tra organizzazione e comunicazione.

Una introduzione.

(di Anna Carola Freschi)

  1. Internet e le sue culture.

Uno dei motori più rilevanti della trasformazione delle forme di organizzazione in corso in tutti gli ambiti (dalla produzione, al consumo, dall’informazione all’azione collettiva, dall’istruzione alla politica, alla socialità) è la diffusione della comunicazione mediata dal computer e di Internet.

Internet, una rete di reti che funziona grazie alla condivisione di un protocollo di comunicazione (InternetProtocol), ha le sue radici culturali in diverse ‘reti sociali’ ed ambienti organizzativi molto differenziati fra loro:

I modelli culturali e le forme organizzative che stanno dietro lo sviluppo tecnico (della tecnologia) e sociale (dell’uso) di Internet appaiono quindi molto eterogenee.

Vi convivono organizzazioni fondate su uno stretto controllo gerarchico, organizzazioni del tutto informali, organizzazioni con un grado intermedio di strutturazione interna come la comunità accademica, e ancora organizzazioni di dimensioni grandi, medie e piccole, orientate al profitto o a fini sociali, scientifici, politici, più sensibili ai problemi del controllo dell’informazione o della sua più ampia circolazione.

Inoltre va ricordato che prima di Internet erano sviluppate reti di comunicazione mediata dal computer sia nella forma di BBS amatoriali, sia nella forma di reti più ampie (come APC , LabourNet, etc. ), sia come USENET.

I finanziamenti pubblici americani alla ricerca e in particolare a quella militare (attraverso il progetto ARPANET - che doveva servire a costruire un sistema di comunicazione fra nodi militari tale da poter resistere ad eventuali attacchi che impedissero la comunicazione o la mettessero sotto controllo) hanno avuto una grande importanza nello sviluppo di Internet. Le analisi più recenti (Cappelli et alii 2003) tuttavia hanno anche messo in evidenza come in ambito militare vi fosse anche la consapevolezza che un tale sistema implicava un indebolimento della logica del controllo verticale-gerachico. Le intuizioni che stanno alla base della genitrice di Internet (Arpanet appunto) sono state a lungo tenute nel cassetto e il progetto è stato finanziato, anche se con un notevole ritardo, proprio grazie alle condizioni congiunturali che avevano reso più stringente il confronto fra i due blocchi, USA e URSS, e per la tenace insistenza di un gruppo i ricercatori ‘anticonformisti’.

Parallelamente alla sviluppo di Internet, sono cresciute soprattutto in Nord America molte esperienze di comunicazione mediata dal computer attraverso sistemi poveri, che utilizzavano le connessioni telefoniche e facevano ‘nodo’ sui computer individuali di ricercatori (spesso nel settore dell’informatica) e/o attivisti, le cui ‘macchine’ restavano accese ad intervalli prestabiliti o continuativamente per permettere agli altri utilizzatori di accedere ai primi servizi di comunicazione (scambiare informazione, depositare files, documenti e software). Nascevano anche le prime comunità virtuali on line: potevano avere una base territoriale, e prendere la forma di community network o freenets, centrate sulla promozione della partecipazione dei cittadini, della loro crescita culturale e civica; oppure avere un riferimento a problematiche comuni, scopi sociali e politici, hobby, come nel caso delle comunità in USENET, o ancora dei MUD, o di esperienze come The Well, Peacenet, numerose altre realtà impegnate nella difesa dei diritti civili, delle donne, dei lavoratori, dei paesi del sud del mondo, ecologisti pacifisti (Gubitosa et alii 1996).

La possibilità di comunicare in rete facilmente, scambiandosi rapidamente documenti e anche strumenti di lavoro (software) non veniva apprezzata solo nel mondo della ricerca, dove la CMC ha portato una accelerazione notevole degli scambi ed ha favorito con notevole anticipo anche processi di internazionalizzazione soprattutto nei settori delle scienze esatte ed ingegneristiche (dove i linguaggi sono più omogenei in partenza).

La rete è apparsa sempre più uno strumento prezioso anche per tutti quei soggetti che, minoritari e/o poco concentrati nello spazio, non avevano facile accesso al sistema dei mass media e che trovavano nella rete l’opportunità di entrare in contatto con persone con progetti, interessi e problemi simili ai loro. Fra questi soggetti un gruppo particolarmente importante ed eterogeneo è rappresentato da coloro che hanno concentrato la loro attenzione sul processo sociale di costruzione delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, ed hanno adottato un approccio critico al loro sviluppo, dando vita alla cultura hacker.

Queste due reti sociali, quelle della ricerca e successivamente anche della imprenditorialità innovativa collegata da un lato, ed attivismo telematico dall’altro si sono fra loro intrecciate: la ‘tessitura sociale’ che ne è derivata ha costituito l’elemento più innovativo dello sviluppo della rete, ma non l’unico.

Nella trasformazione sociale e tecnologica che si accompagna allo sviluppo della Rete il contributo del modello organizzativo proprio di alcuni ambienti scientifici particolarmente dinamici, considerati come organizzazioni produttive dedicate all’innovazione, sembra essere stato molto importante. Sono riconoscibili i seguenti tratti:

Ci sono almeno due figure sociali esemplari, spesso anche coincidenti, che ‘sintetizzano’ e incarnano questo sviluppo culturale alla base della costituzione di Internet e della sua diffusione: l’hacker e il piccolo imprenditore innovativo. La prima figura sociale si è identificata a lungo con il giovane, spesso studente, appassionato di programmazione e di reti, e in grado non solo di utilizzare al meglio le risorse di ciascun sistema informatico, ma anche di sfidarne la funzionalità, di metterne in evidenza limiti e difetti. Da questi presupposti, uniti ad una cultura libertaria - che rifiuta l’idea di una tecnologia oggetto di consumo passivo da parte delle persone, e il dominio di pochi grandi colossi economici del settore, prende forma il movimento hacker come movimento sociale per la riappropriazione della tecnologia da parte di tutti. Spesso questa istanza è associata all’affermazione dei diritti civili e sociali sulla rete. L’hacker quindi non si identifica con il pirata informatico, cioè con colui che danneggia o trafuga dati on line per scopi di lucro.

La figura del piccolo imprenditore o del lavoratore autonomo del settore, spesso si concretizza per le esperienze di ricerca maturate nell’ambiente universitario, secondo un modello diffuso e incentivato nella cultura anglosassone, ma anche per percorsi di auto-formazione specialistica alle spalle, costruita non di rado a partire dall’esperienza diretta della rete o di comunità virtuali specifiche (vedi oltre).

Le comunità virtuali possono infatti anche essere connotate come 'comunità di pratiche' o 'comunità di apprendimento', a seconda che si intenda enfatizzare di più lo scambio di esperienze fra i partecipanti - quindi di saperi fortemente contestuali e direttamente esperienziali-, oppure lo scambio di saperi più formalizzati: di fatto all'interno della forma di relazione comunitaria queste due dimensioni dello scambio cognitivo tendono a mescolarsi.

Nel nuovo panorama informativo collegato ad Internet, alla grande sovrabbondanza di informazione, e al ritmo vertiginoso dell’innovazione e al conseguente rapido invecchiamento delle competenze, che si tenta di contrastare con programmi di formazione continua, le comunità virtuali costituiscono, non solo sul piano delle relazioni sociali in generale, ma anche in senso specifico, sul piano della costruzione della conoscenza, un importante punto di riferimento nella ricerca, nel reperimento e nell’analisi dell’informazione, nella sintesi di nuovi saperi, una sorta di antidoto alla ‘dittatura delle competenze’ (Gallino, 2002). E’ forse questo uno dei caratteri più interessanti della rete per le organizzazioni produttive, ed è uno dei motivi che spiegano il suo successo nei settori più innovativi della ricerca, nel settore delle NTIC e in particolare del software.

Le comunità di pratiche sono anche un esempio di modello alternativo a quello dell’istruzione/formazione più tipica della società industriale, in cui i ruoli sociali di docenti/discenti sono fortemente separati e asimmetrici.

Comunità virtuali:

Le comunità virtuali sono reti sociali - spesso ancorate al territorio e/o consolidate dalla consuetudine a incontrarsi periodicamente - sostenute dalla comunicazione on line, in cui sono riconoscibili i seguenti tratti:

Le comunità virtuali si caratterizzano per essere reti sociali fra soggetti simili ma non identici, coinvolte in interazioni relativamente ricorrenti, accomunati da uno scopo, in grado di intercettare/formare nuove relazioni sociali (includendo nuovi membri), e di produrre contenuti/ iniziative comuni on line e sul territorio.

Per saperne di più

Ferry Byte, Castigli M., Parrini C. (2002) Etica hacker -

Capelli O. (ed.) (2003) Mezzo mondo in rete, Bari; Laterza

Castells M. (2001) Galassia Internet, Milano, Feltrinelli

Freschi A.C. (2002) La società dei saperi, Roma, Carocci

Gubitosa C. et alii, (1996) Telematica per la pace, Milano, Apogeo

Himmanen P. (2001) L'etica hacker e lo spirito del capitalismo, Milano, Feltrinelli

Levyb P. L'intelligenza collettiva, Milano, Feltrinelli

Tozzi T. et alii "La nuova comunicazione interattiva e l’antagonismo in Italia" -

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Anna Carola Freschi


Spunti per l'autovalutazione:

Quali sono le radici culturali dello sviluppo di Internet?

Quali culture organizzative le caratterizzano?

Quale approccio alla tecnologia caratterizza la cultura hacker?

Prima di Internet esistevano reti di comunicazione tra computer?

Cosa sono le comunità virtuali?

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